Nel silenzio dei luoghi della memoria

I Cimiteri – “dormitori” nella loro etimologia – sono certamente anche “luoghi della memoria”, memoria per chi ritrova un caro estinto, un figlio, una moglie, una madre, ma anche memoria di un tempo terreno ormai andato, non solo per chi li “abita”, ma anche in taluni casi, di un tempo storico orma irrimediabilmente passato.
Lo sono in particolare i cosiddetti “cimiteri monumentali”, quelli enormi di grandi città, quelli storici, dove ritrovare, ma anche ammirare, tombe che risalgono ai primi del ‘900, se non prima in molti casi.

Perché ammirare? Perché troviamo tombe scultoree (arte funeraria) realizzate con rara maestria, per quello che al tempo era un vero e proprio mestiere che dava lavoro a molti.
Maestria di bozzetti, modelli e poi sculture, che purtroppo è andata perduta nel tempo. Un tempo il nostro, certamente molto standardizzato e appiattito anche nell’arte funeraria. Un tempo in cui per una famiglia benestante, generalmente, era importante lasciare un segno imperituro della vita e delle opere del “caro estinto”.
Forse anche il segno di uno “status sociale”, forse c’era anche una sorta di ostentazione. Lo si comprende non solo dalla sontuosità di certe tombe ma anche dagli epitaffi, talvolta delle mini riassuntive biografie che ancora oggi decantano, le “opere buone” di chi ci ha lasciato, ma al contempo sono, vorrebbero essere, segno dell’amore, della stima, della gratitudine, di chi è rimasto a piangere il lutto.

Non di meno sono segno di un afflato verso la “vita oltre la vita”, la speranza, la fede, il fato, Dio e i suoi Angeli. Sono opere intrise di tristezza, di dolore, ma anche di certezze, di speranza, di misticismo.

Se poi ci si sofferma sull’incuria inevitabile, sul deposito della polvere che crea sulle figura quasi un effetto “al negativo”, come una luce che sembra partire dal basso, più che arrivare dall’alto, perché il deposito della polvere, ormai indelebile, rende scuro l’alto e chiaro il basso, ci si rende conto del tempo trascorso e che oramai, morti sono anche coloro che questi morti hanno sepolto…. eppure quel “monumento” è lì, a richiamare la nostra attenzione su una vita di cui nulla conosciamo tranne ciò che l’epitaffio riporta.

Ma sono luoghi, incredibili, densi di un silenzio avvolgente, di una sacra pace, di una straniante solitudine, affascinanti per chi come me, ama la fotografia, e già prima luogo di “studio”, quando frequentando il Liceo Artistico: ci si spostava presso un cimitero vicino, per avere più “materiale” da ritrarre che non fossero solo gli ormai logori soggetti della gipsoteca dell’istituto.

Questo, o perlomeno anche questo, è l’affascinante Cimitero Monumentale di Staglieno, presso Genova, alla cui visita vi invito e le cui foto da me scattate qui vi propongo.
Struggente, e qui mi fermo, la sezione delle tombe, anch’esse decorate di più piccole sculture, dei fanciulli morti in tenera età.


Foto (e testo) © Mario Barbieri

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